Mondo Web

Quando il web diventa malvagio

Snack del 11 maggio 2016
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A volte insegno, sempre imparo.
Qualche giorno fa ho partecipato ad un incontro sul Cyberbullismo, veicolato dalla scuola di mia figlia. Vi chiederete cosa c'entra questo argomento con i temi che di solito affrontiamo nei nostri snack, in cui Sua Maestà il Business recita sempre un ruolo fondamentale. Il punto di contatto è sicuramente il web, il social. Ma il resto?

Mentre, seduto nelle retrovie, ascoltavo i contributi degli esperti, riflettevo.
Nonostante mastichi quotidianamente internet sotto una pletora di aspetti, principalmente professionali, mi sono reso conto che là dove il web esula dal contesto lavorativo e conduce al personale, al familiare, al paterno, inizia unarea meno definita, più opaca.
Educare alle nuove tecnologie bambini e adolescenti comporta difficoltà simili a quelle che si incontrano nell'educazione in senso più ampio. Non sempre razionalità e sesto senso hanno la meglio. Spesso si compiono errori inconsapevoli.
Questo è male! In altri snack ho lodato la cultura dell'errore, ma solo di quello consapevole; quello che viene compreso; quello da cui si impara. Questa è la prima cosa che ho imparato quella sera: ho reso consapevoli alcuni miei errori di approccio all'educazione dei figli al digitale. L'illuminazione è arrivata grazie alla dialettica semplice, appassionata e schietta di Domenico Geracitano, Tecnico Capo della Polizia di Stato.
Si tratta però di una questione mia, personale e soggettiva: quello su cui voglio mettere l'accento è qualcosa che tocca tutti noi che lavoriamo in questo campo.

1. L'etica
Non bisogna per forza essere Facebook, Tinder, Snapchat, per mettere in pericolo la fragile integrità degli adolescenti. Chiunque abbia una attività commerciale vicina a loro, rischia involontariamente di accentuarne le insicurezze. Penso ad una discoteca, ad una palestra, ad altri contesti in cui i ragazzi si sentono particolarmente coinvolti. Letica, in questo caso, sta nel monitorare ciò che succede nel proprio raggio dazione, per contribuire a limitare i pericoli in agguato.

2. Punto di vista
Questo è il terreno su cui mi muovo meglio: scomporre, analizzare e ricomporre. La realtà è complicata, e le sfaccettature si evidenziano osservandola da diversi punti di vista. Sapere che per gli adolescenti Facebook è da vecchi, mentre Instagram è figo, apre nuove prospettive di comunicazione. Confrontare il comportamento dei nativi digitali con quello degli immigrati digitali fa emergere i gap di entrambe le esperienze. Ricordo un mio vecchio direttore commerciale che nei fine settimana andava al supermercato con la moglie e, mentre lei faceva la spesa, lui osservava come i diversi comportamenti di diversi tipi di clienti. Osservare. Oggi noi dobbiamo osservare anche il mondo virtuale.

3. Clienti
Rincaro la dose rispetto al punto precedente, sapendo che rischio di cadere nel cinismo. Se tra i vostri clienti, attuali o potenziali, ci sono dei ragazzi, diventa fondamentale conoscere come usano internet: non solo cosa usano di internet. Lo si voglia o no, sono nativi digitali. Purtroppo, buona parte della loro vita sociale si svolge nel mondo virtuale, ed è lì che vanno raggiunti. Ovviamente non va tralasciata l'etica che consente di proteggerli anziché distruggerli.

Concludo con un bell'esempio di utilizzo di una app.
Rosanna Di Gioia, ricercatrice del JRC della Commissione Europea, ha mostrato Happy OnLife. Nato come gioco in scatola e distribuito nelle scuole, Happy OnLife è una sorta di gioco dell'oca, costellato di quesiti, che insegna a ragazzi e genitori come utilizzare consapevolmente internet. Per aumentarne la diffusione e, lasciatemi dire, il grip sugli adolescenti, ne è stata realizzata una versione software. L'ho scaricata, e ho giocato insieme alla mia adolescente. La cosa divertente è che ha azzeccato tutte le risposte corrette ma, quando le ho chiesto se le metteva anche in pratica, mi ha guardato e sorriso. Primo passo verso una maggiore consapevolezza. Il web in sé non è malvagio: è chi lo usa che lo rende tale.