Pensieri in Pillole

Il coraggio di cambiare

Snack del 13 gennaio 2016
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Esco dalla pausa natalizia con una riflessione sul cambiamento.
Ormai è ampiamente riconosciuto che, oggi più che mai, cambiare significa sopravvivere. Le aziende cambiano la propria strategia, ridefiniscono i piani industriali, lanciano nuovi prodotti, modificano l'approccio con cui si interfacciano con i clienti, cambiano la propria struttura organizzativa. Tutto ciò per sopravvivere, per avere la meglio sui concorrenti, per soddisfare e superare le esigenze dei clienti, per seguire o (per i più lungimiranti) anticipare i trend di mercato.

C'è da dire che spesso il cambiamento è un po' calato dall'alto, forzato, come lo sciroppo per la tosse dato ad un bambino: si deve fare, quindi sforzati di farlo.
Effettivamente è facile dire che bisogna cambiare, ma molto più complicato fare il primo passo, tant'è che negli anni sono sbocciati quintali di metodologie e teorie di Change Management, per accompagnare persone, team, o aziende intere, durante il processo di cambiamento.

La ragione alla base di questa difficoltà si chiama zona di comfort.
Tutti, chi più e chi meno, ci troviamo a nostro agio in ciò che conosciamo: stare tra le mura domestiche dà sicurezza, mentre lanciarsi in luoghi sconosciuti dà origine ad interrogativi. E così ci troviamo ad inseguire il posto fisso, un contratto a tempo indeterminato, mettiamo le radici in un luogo, ci sediamo sui risultati ottenuti.
Attenzione, non dico che sia sbagliato a priori. Uno stipendio garantito, o un flusso di cassa regolare nel caso delle aziende, danno un bel contributo alla sopravvivenza; ma in questo modo la curiosità tende ad atrofizzarsi.

E allora come si fa ad uscire dalla propria zona di comfort? Come si fa a trasformare il cambiamento, da forzatura a modus vivendi?

1. Mettersi in discussione
Analizzatevi, provate a guardarvi dall'esterno, confrontatevi con chi si comporta in modo differente da voi. Uscite dal torpore e spingete lo sguardo fuori dal vostro recinto: cercate in lontananza qualcosa che vi incuriosisca.

2. Buttarsi!
Ricordo la mia prima immersione. La superficie del mare era il mio recinto: sopra, il consueto; sotto, l'ignoto. Ogni volta che devo uscire dalla mia zona di comfort ripenso a quella sensazione: un tuffo, e poi un nuovo modo di respirare, un nuovo mondo da scoprire.

3. Non arrendersi. Non fermarsi.
Se là fuori non vi trovate bene, non arrendetevi. Pensateci bene prima di tornare indietro: ovunque vi troviate, tornare indietro è solo una delle direzioni possibili.
E se raggiungete felicemente il vostro traguardo, non fermatevi comunque. Ogni meta è l'inizio di un nuovo viaggio.

Vi lascio con una citazione di Charles Darwin, che di cambiamento se ne intendeva. Perdonatemi, la lascio in inglese perché nella versione italiana il messaggio perde la sua incisività.

As many more individuals of each species are born than can possibly survive; and as, consequently, there is a frequently recurring struggle for existence, it follows that any being, if it vary however slightly in any manner profitable to itself, under the complex and sometimes varying conditions of life, will have a better chance of surviving, and thus be naturally selected.
(C. Darwin On The Origin Of Species London, 1859)