Startup

Cosa bolle in pentola

Snack del 21 giugno 2016
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Oggi ho girovagato sul web alla ricerca di startup. Ho spulciato community di startupper e siti di crowdfunding. Ho scorso interminabili liste di progetti tra i più disparati, tra l'inevitabile fuffa che, come un rumore di fondo, nasconde progetti realmente nuovi.

Già, perché queste piattaforme hanno il pregio di mettere in contatto idee e prodotti con possibili finanziatori o potenziali clienti. Nel caso del crowdfunding, ad esempio, l'impegno economico del singolo investitore / acquirente può anche essere minimale, al limite del singolo acquisto a prezzo per così dire vantaggioso. Il risultato è che spesso questi siti si trasformano in vetrine utilizzate da artigiani e piccole imprese in genere per far conoscere, promuovere, vendere i propri prodotti.

In questa pletora, voglio evidenziarvi tre progetti che, secondo me, hanno qualcosa di interessante.

1. BioFarm
In ambito ortofrutticolo, i modelli di business a cui siamo abituati si possono ridurre a: vado in un negozio più o meno grande a comprare frutta e verdura; ho un orto e produco da solo ciò che consumo; grazie ad internet compro online i prodotti direttamente dal produttore; compro online da aggregatori e grande distribuzione specializzata (oggi Cortilia, domani Amazon).
BioFarm invece cerca di avvicinare ancora di più il consumatore al produttore. Non vende semplicemente ortaggi, ma in un certo senso ne fa la produzione in outsourcing per conto del cliente.
Con il claim adotta un albero da frutta e diventa agricoltore digitale si instaura un rapporto non solo con il produttore specifico, ma con la puntuale produzione.
Si tratta solo di un cartonato dietro cui si nasconde la mera vendita all'ingrosso di frutta e verdura? Forse sì, forse no. Di certo si tratta di un'idea curiosa.

2. Hekatè
Mi è capitato in passato che il mio medico mi prescrivesse una crema sotto forma di ricetta da far preparare manualmente da un farmacista. Quello è stato, per quanto riguarda la mia esperienza, ciò che più si avvicina ad una crema su misura.
Hekatè fa un passo in più: è il consumatore stesso che, in base alle proprie esigenze crea la sua crema. Una serie di scelte successive guidano il cliente verso la crema ideale.
Si parte dall'azione desiderata (idratante, antirughe, ecc.), si prosegue con la tipizzazione della pelle e dell'effetto desiderato, si conclude con principi attivi, essenze e fragranze.

3. Blips
La startup nasce negli uffici dell'istituto italiano di tecnologia di Genova. Il prodotto che offre è un set di piccole lenti da applicare sull'ottica degli smartphone per incrementare le potenzialità di fotografia macro e micro. Un add-on da applicare al momento dell'utilizzo, che successivamente può essere riposto in un apposito, comodo pieghevole.
Le funzionalità fotografiche degli smartphone sono sempre più raffinate, ma devo dire che questo prodotto mi incuriosisce. Da appassionato di fotografia macro (che peraltro resterà sempre fedele alle reflex), avere a disposizione uno strumento di questo tipo, per scatti improvvisati e inaspettati, potrebbe valere la spesa.
In ogni caso, ciò che balza all'occhio è il successo che ha avuto la campagna di crowdfunding. È vero che ne ha parlato, nel mese di maggio scorso, anche il quotidiano La Repubblica, fatto sta che il progetto ha raccolto più di 200.000 euro, da 5.000 finanziatori, a fronte di un obiettivo fissato inizialmente a 15.000 euro.

Come dicevo, questi progetti emergono in un mare di altre realtà più improvvisate, che vengono successivamente sospese o che non raggiungono il goal. Ciò non deve però sminuire né il potenziale di queste piattaforme, né il valore di alcuni dei progetti che portano alla luce.