Startup

Avete mai visto un incubatore?

Snack del 6 maggio 2015
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Prendete un uovo, possibilmente fecondato. Tenetelo al caldo. Proteggetelo. Riparatelo. Aspettate. Con buone probabilità dopo un po’ di tempo si schiuderà.
Prendete adesso un’idea... Calore, protezione, tempo: in questo caso non bastano.

Dunque, avete mai visto un incubatore d’impresa?
Durante una recente visita ad una delle principali realtà italiane di questo tipo, ho cercato di leggere tra le righe quali sono i fattori che decretano il successo delle idee incubate e, di conseguenza, dell’incubatore stesso.

1. Il calore
Partiamo dall’energia; quella esterna. Nel mondo imprenditoriale questo calore prende il nome di denaro, finanziamenti, investimenti. Un fattore tanto scontato quanto fondamentale.

2. Il tuorlo
Intendo l’energia interna, quella che già risiede nell’uovo. Il tuorlo rappresenta il potenziale dell’idea. È quello in cui crede sia chi ha avuto l’idea, sia chi decide di prendersene cura.

3. La protezione
Ce ne sono di due tipi. Il guscio, fatto di NDA, di brevetti, di proprietà intellettuale. E poi le protezioni esterne, che difendono da chi potrebbe frantumare il guscio: consulenza legale e amministrativa, protezione dagli attacchi del mercato.

4. Il tempo
Pianificazione è la parola d’ordine. Sarebbe bello avere la bacchetta magica, invece tutte le attività che concorrono allo sviluppo di un progetto hanno tra loro dei vincoli logici o sequenziali che vanno rispettati.

Adesso sono costretto ad uscire dalla metafora. Da questo punto in poi uovo e idea si separano. Come dicevo, non basta tutto questo per il successo di un’idea. Allora, cosa mi ha trasmesso in più l’incubatore d’impresa?

5. Il confronto
Progetti in fase di sviluppo, più o meno avanzata, condividono gli spazi: i neo-imprenditori vivono lo stesso ambiente, mangiano agli stessi tavoli. La creatività genera creatività. Le idee alimentano idee.

6. La condivisione
L’incubatore ospita conferenze, incontri tematici, in cui il mondo ha la possibilità di incontrare le idee. Uscire dal guscio ha due effetti positivi: ci si misura con il mondo esterno, con le sue dinamiche e le sue esigenze (cosa che non si riesce a fare stando chiusi in un ufficio), e si trasmette, comunica, l’innovazione ai potenziali futuri clienti. Non esiste il successo, se viene a mancare questo collegamento.

7. Spazio
Spazi angusti chiudono la mente. Spazi ampi la lasciano respirare. È l’aspetto più psicologico, ma non voglio trascurarlo: più si china la testa su una scrivania, più si tende a diventare criceti, a non vedere ciò che ci circonda. Invece, più si allunga lo sguardo verso l’orizzonte, più si riescono a cogliere le alternative.

Un incubatore è tutto questo. Non solo soldi per foraggiare le idee, ma un ambiente che a 360 gradi spinge l’idea verso la sua realizzazione. Una lezione importante: non ci si può sedere attorno ad un tavolo e decidere di innovare. L’innovazione è prima di tutto uno stile di vita: per farla bisogna farne parte.


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